martedì 31 ottobre 2017

Tinkati e la strega dei sogni perenni... Una zucca da fiaba

Toc toc… toc toc…
Qualcuno stava bussando alla porta e la destò dal sonno che l’aveva avvolta.
Sonia prese tra le mani la coperta che aveva in grembo e si affrettò verso l’uscio.
Fuori c’era la neve, chiunque bussava con quella veemenza doveva avere un gran freddo… o una gran fretta.
Girò la chiave e tirò la pesante porta verso di sé, si sporse leggermente verso l’esterno, la coperta a coprirle il collo. Non vide nessuno.
Nella neve erano rimaste impresse delle strane impronte, sicuramente la persona che aveva bussato portava delle buffe scarpe. Aveva lasciato solo un piccolo cilindro, Sonia si accovacciò per raccoglierlo.
Quando lo ebbe tra le mani si accorse che era un biglietto arrotolato, si guardò intorno ma non vide nessuno, quindi si affrettò a richiudere la porta dietro di sé e si avvicinò al tepore confortevole del camino. Aprì il biglietto.
“Aiutaci”
Cosa vorrà dire? Chi le aveva lasciato quel biglietto?

Si svegliò nel cuore della notte con la fronte imperlata di sudore nonostante il freddo che avvolgeva la stanza, il fuoco nel camino si era spento da poco, si vedevano ancora i ceppi di legno fumare.
Che strano sogno, era così reale…
Sentì un sospiro, si voltò di scatto.
Nell’angolo più buio della stanza vide qualcosa muoversi, piano piano dei piccoli piedi nudi entrarono nel fascio di luce proiettato dalla luna sul pavimento.
Era una bambina, piangeva.
“Come ti chiami? Perché stai piangendo?”. Le porse tutte quelle domande ma in realtà l’unica che non riusciva a togliersi dalla testa era come avesse fatto quella bambina ad entrare in casa sua? la porta l’aveva chiusa, se lo ricordava bene.
Le chiese ancora il suo nome, la bimba disse “mi chiamo Alisa” e iniziò a raccontarle la sua storia.
Era stata rapita da una strega molto cattiva che portava via i bambini nel sonno e li rinchiudeva nelle grotte da cui si aveva accesso al suo castello. In realtà non voleva i bambini, voleva rubare i loro sogni perché questo le poteva garantire di vivere in essi… in eterno.
Li teneva nel suo castello per giorni e li faceva dormire sempre, con incantesimi e magie.
Irina, la sua sorella più grande, l'aveva salvata. Nel castello però c'erano tanti altri bambini e Irina era tornata a prenderli.
“Abbiamo bisogno del tuo aiuto Sonia, sappiamo che hai già affrontato la strega una volta e puoi aiutarci a sconfiggerla per sempre”
I suoi ricordi tornarono alla mente vividi e dolorosi. Anche lei era stata rapita dalla strega dei sonni perenni e aveva dormito per tanto tempo. Aveva lottato contro la strega ed era riuscita a scappare, ma quello che aveva lasciato indietro non lo poteva dimenticare: suo fratello Ivan era rimasto in quelle caverne buie, non era riuscito a fuggire. “Vi ha mandato lui, vero?” le chiese
Questa volta Sonia non sarebbe stata sola, l’aveva incoraggiata Alisa, c’era sua sorella Irina e soprattutto c’era Tinkati.

Tinkati era un drago, sembrava cattivo, aveva denti aguzzi e zampe grandi con artigli affilati, ma in realtà era un drago buono. Irina lo aveva trovato quando era molto piccola era ancora chiuso nel suo guscio e quando l’uovo si aprì e Irina vide che non era un semplice uovo ma un piccolissimo cucciolo di drago verde, se ne innamorò.
Erano inseparabili, giocavano insieme, Tinkati la portava ovunque, si aiutavano a vicenda, crescevano insieme. Tinkati si faceva vedere poco dalle altre persone ma la seguiva e la proteggeva sempre.

Sonia aveva paura, ricordava quanto era stato difficile lottare contro Margherita ma doveva combattere ancora, lo doveva ad Ivan e a tutti gli altri bambini che erano ancora tenuti prigionieri. Lo doveva a sé stessa, doveva smettere di avere paura.

Bussarono alla porta, Sonia indossò la mantella e mise delle polpettine di riso ancora fumanti nella sacca, servivano energie per combattere, potevano tornare molto utili.
Fuori dalla porta trovarono Irina e Tinkati ad aspettarli ansiosi di intraprendere il viaggio fino al castello della strega. Salirono tutte in groppa al drago e in un batter d’ali si trovarono a volare sopra ai tetti innevati.
Raggiunsero presto il castello ma si nascosero al limitar della foresta nera, un  attacco frontale non avrebbe sortito esiti positivi, erano troppo pochi rispetto alle guardie della strega, dovevano agire d’astuzia.
“Ho un’idea” disse Irina “Potremmo creare un sogno dove intrappolare la strega per sempre. Sonia tu sai come far entrare la strega nei sogni, dobbiamo solo trovare un modo per non farla più uscire”
“State dietro di me, so cosa fare” disse Sonia
Si avvicinarono al castello cercando di rimanere nell’ombra, per fortuna la luna era coperta dalle nuvole e il sentiero non era troppo luminoso altrimenti rischiavano di essere scoperti.
Avevano la fortuna di essere in un castello stregato in cui i desideri più malvagi potevano diventare realtà e per una volta potevano usare questa cosa a loro vantaggio.
Riuscirono ad entrare senza essere visti e arrivarono all’ingresso delle grotte, faceva molto freddo ed era buio, si distinguevano appena le sagome dei bambini persi nel loro sonno.
Sonia disse agli altri di stare nell’ombra e spiegò loro che si sarebbe addormentata e che avrebbe attirato la strega con l’inganno nel suo sogno e quando avrebbe gridato “ADESSO” loro dovevano correre a svegliarla, così la strega sarebbe rimasta intrappolata nel sogno senza avere il tempo di uscire.

Si sdraiò nel centro della stanza e si addormentò: era in un bosco incantato, il fiume scorreva lento e le farfalle si poggiavano sui fiori per poi volare via in un tripudio di colori.
Il sole splendeva alto nel cielo e il tepore del primo caldo di primavera avvolgeva i cuori infreddoliti dal lungo inverno. Sonia si specchiò nel riflesso dell’acqua, era solo una bambina.
Sentì la sua voce provenire dal limitare del bosco, la stava chiamando correndole incontro. Stentò quasi a riconoscerla, così bella e dai lineamenti delicati, com’era potuta diventare così cattiva.
Le due amiche si abbracciarono. “Margherita guarda! Ho trovato dei sassi bellissimi, potremmo lanciarli nel fiume e creare un piccolo sentiero di ciottoli per attraversarlo.”
Aprì la piccola sacca che aveva con sé, era colma di sassolini tondi e piatti, ne prese uno e lo appoggiò nel fiume. Ci mise sopra un piede e il sasso diventò grande quanto bastava ber reggere il suo peso, ne prese un altro e fece la stessa cosa. Adesso si trovava in mezzo al fiume e incoraggiò Margherita a seguirla.
L’acqua non le piaceva per niente e l’idea di cadere nel fiume la terrorizzava, ma Sonia era arrivata fin lì senza problemi e l'acqua sembrava così calma. Cosa aveva da temere?
Mise un piede sul primo ciottolo e piano piano si portò sul secondo. Non sembrava difficile e i sassi tenevano bene. Fece altri tre passi e allungò la mano per afferrare quella di Sonia. Si sporse in avanti appoggiando tutto il suo peso sul sasso successivo ma il suo piede stava sprofondando, il sasso all’improvviso era diventato morbido come burro e aveva il piede incastrato, sembrava di essere nelle sabbie mobili. Guardò Sonia, aveva paura ma la sua amica non la stava aiutando.
Margherita aveva entrambi i piedi intrappolati e lo scorrere del torrente improvvisamente prese forza, la stava trasportando via. Cadde in acqua e la sua voce si allontanò.
Sonia gridò.

Quando si svegliò e vide i sorrisi dei suoi amici il cuore le si colmò di gioia, ce l’avevano fatta.
Intorno a loro piano piano i bambini stavano cominciando a svegliarsi, avevano vinto, la strega era andata via per sempre e l’incantesimo che li teneva intrappolati nel loro sonno era svanito.
Sonia si guardò intorno e quando lo vide corse ad abbracciarlo, lo tenne talmente stretto che Ivan a malapena riuscì a dire qualcosa.
Era arrivato il momento di tornare a casa.
Sonia salutò le sue due piccole amiche e il loro dolcissimo drago, non avrebbe mai avuto il coraggio di tornare nel castello senza il loro aiuto.
Aprì la sua sacchetta e diede una polpetta di riso a Tinkati, l’idea di far diventare dei ciottoli quelle polpettine dal cuore morbido era stata provvidenziale. Adesso a lei non servivano più ma il piccolo drago aveva bisogno di tutte le energie possibili per riportare a casa tutti quei bambini dai loro genitori.


Sonia chiuse il libro, Irene ed Elisa si erano addormentate prima di sapere come andava a finire quell'avventura, le prese in braccio e le porto nei loro lettini, Irene stringeva forte il suo pupazzo Tinkati e sorrideva.
La fine della storia l’avrebbe raccontata loro un’altra volta.


Polpette magiche di risotto alla zucca con cuore di taleggio e gras pist

 


Ingredienti per 4 persone
Per il risotto:
300 g di riso
150 g di zucca mantovana
40 g di parmigiano reggiano
1 scalogno piccolo
1 noce di burro
Brodo vegetale q.b.
Per il ripieno:
50 g di taleggio
60 g di lardo
1 rametto di rosmarino
Per la panatura:
1 manciata di pangrattato
1 manciata di nocciole
1 manciata di parmigiano
olio extravergine

Tritare e far rosolare nel burro lo scalogno fino a quando non si imbiondisce, aggiungere la zucca e far insaporire a fuoco medio per 5 minuti. Aggiungere il riso e far tostare per un minuto. Sfumare con il vino e far evaporare a fuoco vivo. Coprire con brodo vegetale e far cuocere 20 minuti.
Una volta cotto mantecare con una manciata di formaggio fuori dal fuoco e far raffreddare completamente.
Preparare il gras pist tritando finemente il lardo con il rosmarino; tagliare a dadini il taleggio  e tenere da parte.
Riprendere il risotto e incorporarvi un albume, mescolare bene. Prendere 1 cucchiaio abbondante di risotto e formare una palla, scavare un buco al centro e mettervi un dadino di taleggio e una nocciola di trito di lardo e rosmarino, chiudere e impanare con il mix di formaggio, pangrattato e nocciole tostate e tritare finemente.
Mettere su una teglia rivestita con carta forno e condire con olio .
Infornare per 10 minuti a 200°, fino a quando la panatura non sarà diventata dorata e croccante.


Oggi il Calendario del cibo italiano dedica la giornata alla zucca.
Francesca e Manuela hanno proposto di festeggiare abbinando questo ingrediente molto versatile ad un racconto scritto da noi.
Io non ho fatto altro che ispirarmi al draghetto immaginario di mia figlia Irene che anche nella realtà con lei ne ha combinate di ogni.
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